L’omonimia può rappresentare un problema concreto quando si raccolgono informazioni su una persona, in particolare se lo si fa in rete. Un nome e un cognome, infatti, non sono sufficienti per stabilire con certezza che dati, documenti o informazioni trovati online appartengano effettivamente al soggetto che si sta cercando.
La questione diventa particolarmente rilevante quando le informazioni vengono utilizzate per assumere decisioni professionali, valutare una posizione debitoria, effettuare verifiche precontenziose o predisporre un’attività legale.
Il rischio non è soltanto quello di non trovare informazioni utili. È anche quello, ben più grave, di attribuire alla persona sbagliata informazioni che appartengono a un omonimo.
Che cos’è l’omonimia?
Si parla di omonimia quando due o più persone condividono lo stesso nome e cognome.
È una situazione tutt’altro che eccezionale. Alcuni nomi e cognomi sono molto diffusi e possono appartenere a numerose persone che non hanno alcun rapporto tra loro.
Con la grande quantità di informazioni oggi disponibili online, il problema può diventare ancora più evidente.
Una ricerca effettuata digitando semplicemente:
Nome + Cognome
può infatti restituire contemporaneamente:
- profili social;
- articoli;
- attività professionali;
- imprese;
- documenti;
- riferimenti giudiziari;
- informazioni commerciali;
- immagini;
- recensioni;
- altri contenuti pubblicamente disponibili.
Ma il fatto che un’informazione compaia associata a quel nome e cognome non dimostra automaticamente che riguardi la persona ricercata.
Perché l’omonimia può diventare un problema nelle ricerche informative?
Immaginiamo di dover effettuare una verifica su Mario Rossi.
La ricerca restituisce un imprenditore con quel nome, titolare di una società, e successivamente un’altra persona con lo stesso nome coinvolta in una vicenda giudiziaria.
Senza ulteriori verifiche, potrebbe essere facile collegare erroneamente le due informazioni allo stesso soggetto.
Il problema, quindi, non è necessariamente la qualità della singola fonte.
La fonte potrebbe essere perfettamente attendibile.
L’errore può trovarsi nel collegamento tra la fonte e la persona.
Questo è un aspetto fondamentale nelle attività di ricerca e raccolta delle informazioni investigate.
Nome e cognome non bastano per identificare una persona
Quando esiste il rischio di omonimia, l’identificazione deve basarsi sull’incrocio di più elementi.
A seconda del caso concreto, possono essere utili informazioni quali:
- data di nascita;
- luogo di nascita;
- codice fiscale;
- residenza;
- domicilio;
- attività professionale;
- sede dell’attività;
- partecipazioni societarie;
- incarichi ricoperti;
- precedenti indirizzi conosciuti;
- altri elementi identificativi disponibili legittimamente.
Non tutti questi elementi devono necessariamente essere presenti in ogni ricerca.
Il principio importante è un altro: più elementi indipendenti vengono fatti convergere sullo stesso soggetto, maggiore è la possibilità di distinguere correttamente un individuo dai suoi omonimi.
Omonimia: 6 elementi da verificare
Quando si effettua una ricerca su una persona che potrebbe avere uno o più omonimi, è utile verificare e incrociare, quando disponibili e pertinenti:
- Nome e cognome – sono il punto di partenza, ma non bastano da soli.
- Data e luogo di nascita – consentono di distinguere più persone con le stesse generalità.
- Codice fiscale – rappresenta un elemento identificativo particolarmente importante.
- Residenza o domicilio – aiutano a verificare la corrispondenza anagrafica e territoriale.
- Professione o attività – possono confermare o escludere la corrispondenza con il soggetto ricercato.
- Collegamenti societari – incarichi, partecipazioni e rapporti con imprese possono fornire ulteriori elementi di riscontro.
La regola fondamentale è non basarsi mai su un singolo elemento: l’identificazione corretta nasce dall’incrocio di più informazioni coerenti tra loro.
Il rischio delle ricerche effettuate soltanto su Google
I motori di ricerca sono strumenti estremamente utili per una prima attività di ricerca.
Non sono però, da soli, uno strumento sufficiente per identificare una persona.
Una ricerca online può produrre risultati apparentemente molto pertinenti, ma la pertinenza non equivale all’identificazione certa.
Ad esempio, trovare un profilo LinkedIn appartenente a un “Luca Bianchi” che lavora in una determinata città può costituire un elemento interessante.
Ma se esistono più Luca Bianchi che svolgono la stessa professione nella stessa area geografica, quel dato, preso isolatamente, non consente di attribuire con certezza il profilo alla persona ricercata.
Lo stesso principio vale per i social network, gli articoli di giornale e le altre fonti pubblicamente accessibili.
Un’informazione trovata online deve essere contestualizzata e verificata prima di essere attribuita a una persona.
Come si verifica che le informazioni appartengano davvero alla persona cercata?
La verifica dell’identità passa normalmente attraverso l’incrocio di più informazioni.
Il primo elemento può essere il dato anagrafico.
Successivamente possono essere confrontati altri elementi, come la localizzazione, l’attività professionale o imprenditoriale, i rapporti societari e le informazioni relative alla posizione della persona.
L’obiettivo è costruire una sorta di profilo coerente del soggetto.
Se, per esempio, il soggetto ricercato è nato in una determinata provincia, risiede in una specifica area, svolge una certa professione ed è collegato a una determinata società, la presenza contemporanea di questi elementi può consentire di distinguere più efficacemente la persona dai suoi omonimi.
Al contrario, quando un’informazione non trova riscontro negli altri elementi disponibili, è opportuno considerarla con particolare cautela.
L’errore di identificazione può produrre conseguenze concrete
Attribuire informazioni alla persona sbagliata non è un semplice inconveniente della ricerca.
Può condizionare una decisione professionale.
Pensiamo, ad esempio, a un’azienda che debba valutare una controparte oppure a un Avvocato che debba effettuare una verifica preliminare su un soggetto coinvolto in una controversia.
Un’informazione erroneamente attribuita potrebbe portare a:
- valutazioni inesatte sulla posizione del soggetto;
- decisioni basate su dati non pertinenti;
- approfondimenti inutili;
- perdita di tempo;
- costi non necessari;
- contestazioni;
- errori nella successiva attività professionale.
Per questo motivo, la corretta identificazione del soggetto dovrebbe precedere l’analisi delle informazioni che lo riguardano.
Omonimia e informazioni societarie
Il problema dell’omonimia può diventare particolarmente delicato quando la persona ricercata è collegata a un’impresa.
Supponiamo che esistano due persone con lo stesso nome e cognome.
Una è amministratore di una società.
L’altra non ha alcun rapporto con quell’impresa.
Attribuire automaticamente alla seconda persona gli incarichi societari della prima rappresenterebbe un errore di identificazione.
Anche in questo caso è quindi necessario verificare la corrispondenza tra i dati della persona e quelli presenti nelle informazioni societarie.
La stessa attenzione deve essere riservata quando si cercano partecipazioni, incarichi, sedi o altri collegamenti con imprese.
Omonimia e informazioni relative a procedimenti o pregiudizievoli
Particolare cautela è necessaria quando la ricerca riguarda informazioni potenzialmente pregiudizievoli per la persona.
Un riferimento a un procedimento, a un protesto o ad altra informazione negativa non dovrebbe mai essere associato a un soggetto esclusivamente sulla base della coincidenza di nome e cognome.
In questi casi l’identificazione assume un’importanza ancora maggiore.
Prima di valutare il contenuto dell’informazione, occorre verificare che l’informazione riguardi effettivamente il soggetto corretto.
È una distinzione fondamentale tra una semplice ricerca nominativa e una vera attività di verifica.
OSINT e omonimia: cercare non significa identificare
L’OSINT, cioè la raccolta e l’analisi di informazioni provenienti da fonti accessibili, può essere uno strumento molto utile per ricostruire informazioni su una persona o un’organizzazione.
Ma anche una ricerca OSINT deve tenere conto del problema dell’omonimia.
La disponibilità di numerose informazioni non elimina il rischio di errore. In alcuni casi può addirittura aumentarlo, perché una grande quantità di risultati può rendere più facile collegare tra loro informazioni che appartengono invece a soggetti differenti.
Per questo una ricerca professionale non dovrebbe limitarsi alla raccolta dei risultati.
Deve prevedere anche la loro attribuzione corretta al soggetto oggetto della verifica.
La regola più importante: incrociare le informazioni
Quando si effettua una ricerca su una persona, la domanda non dovrebbe essere soltanto:
“Ho trovato informazioni su Mario Rossi?”
La domanda corretta dovrebbe essere:
“Come posso verificare che queste informazioni appartengano proprio al Mario Rossi che sto cercando?”
È questo il passaggio che trasforma una semplice ricerca nominativa in un’attività informativa più strutturata.
L’incrocio tra dati anagrafici, informazioni professionali, elementi territoriali, collegamenti societari e altre informazioni pertinenti consente infatti di ridurre il rischio di confondere persone diverse.
Quando è opportuno affidarsi a una verifica professionale?
Una ricerca autonoma può essere sufficiente quando serve semplicemente reperire informazioni generiche e non vi sono particolari conseguenze legate al risultato.
La situazione cambia quando le informazioni devono supportare una decisione professionale o un’attività che può avere conseguenze economiche o legali.
In questi casi, soprattutto quando il soggetto presenta uno o più omonimi, una verifica professionale può essere utile per:
- identificare correttamente la persona;
- distinguere il soggetto dagli eventuali omonimi;
- incrociare informazioni provenienti da fonti differenti;
- verificare la coerenza dei dati disponibili;
- ridurre il rischio di attribuzioni errate;
- ottenere un quadro informativo più affidabile.
Per un Avvocato, per un’azienda o per un professionista, il valore della ricerca non consiste quindi soltanto nella quantità di informazioni raccolte.
Conta soprattutto la loro corretta attribuzione.
L’informazione utile è quella riferita al soggetto corretto
L’omonimia è un problema apparentemente semplice, ma può avere conseguenze significative quando le informazioni vengono utilizzate per assumere decisioni.
Un nome e un cognome rappresentano spesso il punto di partenza della ricerca, non il punto di arrivo.
Per questo, prima di utilizzare un’informazione relativa a una persona, è fondamentale verificare la corrispondenza con il soggetto effettivamente ricercato.
La qualità di una ricerca informativa, infatti, non dipende soltanto da quante informazioni è possibile trovare, ma anche dalla capacità di stabilire a chi appartengono realmente.
Ed è proprio nell’incrocio e nella verifica delle informazioni che un’attività professionale può fare la differenza rispetto a una semplice ricerca effettuata online.
FAQ sull’omonimia e sulla verifica dell’identità
Come si può verificare se due persone con lo stesso nome e cognome sono la stessa persona?
Per distinguere correttamente due persone omonime è necessario confrontare più elementi identificativi. A seconda delle informazioni disponibili, possono essere verificati dati anagrafici, luogo e data di nascita, residenza, attività professionale, collegamenti societari e altri elementi pertinenti. La sola coincidenza di nome e cognome non è sufficiente per stabilire l’identità di un soggetto.
Cosa succede se una ricerca online restituisce informazioni riferite a un omonimo?
Le informazioni trovate online devono essere sottoposte a verifica prima di essere attribuite alla persona ricercata. Un profilo, un articolo, un’attività professionale o qualsiasi altro contenuto può infatti riguardare un omonimo. È quindi necessario confrontare gli elementi disponibili e verificare che siano coerenti con il soggetto oggetto della ricerca.
Perché l’omonimia può essere un problema nelle verifiche su una persona?
L’omonimia può generare un’errata attribuzione di informazioni. Questo può diventare particolarmente rilevante quando la ricerca serve a supportare una decisione professionale, commerciale o legale. Attribuire a una persona informazioni che riguardano un omonimo può infatti portare a valutazioni inesatte e a successive attività non pertinenti.
È sufficiente cercare nome e cognome su Google per identificare una persona?
No. Un motore di ricerca può essere utile per individuare informazioni pubblicamente disponibili, ma la presenza di un nome e cognome nei risultati non consente, da sola, di verificare l’identità del soggetto. Quando esiste un rischio di omonimia, le informazioni devono essere confrontate con ulteriori elementi identificativi.
Quali dati possono essere utilizzati per distinguere una persona dai suoi omonimi?
A seconda della finalità della ricerca e delle informazioni legittimamente disponibili, possono essere utilizzati diversi elementi di riscontro, tra cui data e luogo di nascita, residenza, codice fiscale, professione, sede dell’attività, incarichi societari e altri dati utili a stabilire una corrispondenza. L’obiettivo è verificare la coerenza complessiva delle informazioni, non affidarsi a un singolo dato.
Quando è utile una verifica professionale su una persona omonima?
Una verifica professionale può essere particolarmente utile quando le informazioni devono supportare una decisione con rilevanza economica o legale, oppure quando la presenza di uno o più omonimi rende incerta l’attribuzione dei dati. In questi casi, l’incrocio di informazioni provenienti da fonti pertinenti può ridurre il rischio di confondere soggetti diversi.
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Quando esiste il rischio di omonimia, una ricerca basata soltanto su nome e cognome può non essere sufficiente.
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