La ricerca di informazioni su una persona può restituire numerosi risultati, ma anche pochissime informazioni o apparentemente nulla. In quest’ultimo caso, l’assenza di risultati non significa necessariamente che non esistano informazioni sul soggetto: può dipendere dalle fonti consultate, dalla sua presenza digitale, dalle impostazioni di privacy, da eventuali omonimie o dalla natura stessa dei dati ricercati.

Questo porta a una domanda interessante: che significato attribuire al fatto di non trovare informazioni su una persona?

La risposta non è univoca. E proprio per questo, in una ricerca informativa professionale, anche ciò che non emerge deve essere interpretato con attenzione.

Cercare informazioni su una persona: da dove si parte?

Quando si deve effettuare una ricerca online di una persona, il primo strumento utilizzato è spesso un motore di ricerca.

Si inseriscono nome e cognome e si osservano i risultati:

  • profili social;
  • siti professionali;
  • articoli;
  • associazioni con aziende;
  • documenti;
  • immagini;
  • forum;
  • recensioni;
  • altre informazioni pubblicamente disponibili.

Questa prima attività può essere utile per raccogliere indicazioni e individuare possibili piste di ricerca.

Ma esiste una differenza fondamentale tra trovare un risultato e verificare che quel risultato appartenga effettivamente alla persona cercata.

La presenza di un nome e di un cognome all’interno di una pagina web non è sufficiente, soprattutto quando esistono omonimi.

Allo stesso modo, l’assenza di risultati non permette di concludere automaticamente che non esistano informazioni sul soggetto.

Cosa significa quando non si trovano informazioni?

Quando una ricerca informazioni su una persona non produce risultati significativi, esistono diverse possibili spiegazioni.

La persona potrebbe avere una presenza digitale molto limitata.

Potrebbe utilizzare profili privati.

Le informazioni potrebbero non essere indicizzate dai motori di ricerca.

Potrebbero essere disponibili soltanto attraverso fonti specialistiche.

Il soggetto potrebbe utilizzare modalità differenti per presentarsi online.

Potrebbero inoltre esserci problemi di omonimia che rendono difficile individuare il soggetto corretto.

Per questo motivo, la frase “non ho trovato informazioni” deve essere distinta dalla frase “non esistono informazioni”.

La prima descrive il risultato di una ricerca.

La seconda rappresenta una conclusione molto più ampia, che non può essere ricavata semplicemente da una ricerca su Google.

Il silenzio digitale non è necessariamente un segnale negativo

Una persona può avere pochissime tracce digitali per ragioni assolutamente normali.

Potrebbe non utilizzare i social network.

Potrebbe avere profili visibili soltanto ai propri contatti.

Potrebbe svolgere un’attività che non richiede una forte esposizione online.

Potrebbe semplicemente avere scelto di mantenere una presenza digitale molto discreta.

Di conseguenza, una scarsa presenza online non è, di per sé, un elemento negativo.

Questo principio è importante perché evita una delle interpretazioni più semplicistiche della ricerca digitale: associare automaticamente l’assenza di informazioni a una situazione anomala.

Il silenzio digitale va invece letto nel contesto della ricerca.

Quando l’assenza di informazioni diventa interessante?

La questione cambia quando ciò che emerge dalla ricerca appare incoerente rispetto alle informazioni già disponibili.

Immaginiamo, per esempio, una persona che dichiara di svolgere un’attività professionale con una significativa esposizione pubblica.

Se la ricerca non restituisce alcuna traccia riconducibile all’attività, questo non dimostra che l’attività non esista.

Può però rappresentare una lacuna informativa da approfondire.

Lo stesso vale per un’impresa, per un professionista o per un soggetto che, sulla base delle informazioni disponibili, dovrebbe avere una determinata presenza pubblica.

Il punto non è chiedersi:

“Perché non trovo nulla?”

La domanda più corretta è:

“Le informazioni che ho trovato, e quelle che non ho trovato, sono coerenti con il quadro che sto cercando di verificare?”

La differenza tra assenza di evidenza ed evidenza di assenza

È uno dei concetti più importanti quando si interpreta una ricerca.

Se non troviamo una determinata informazione, non possiamo automaticamente affermare che la situazione corrispondente non esista.

Per esempio:

Non trovo un profilo social → non significa che la persona non utilizzi i social.

Non trovo un sito professionale → non significa che la persona non svolga quell’attività.

Non trovo informazioni su un’impresa → non significa necessariamente che l’impresa non sia operativa.

Non trovo informazioni negative → non significa che non esistano criticità.

In tutti questi casi, il risultato della ricerca deve essere interpretato per quello che realmente è: un elemento informativo con determinati limiti.

La qualità della ricerca non dipende dalla quantità dei risultati

È facile associare una ricerca ricca di risultati a una ricerca di qualità.

Ma non è necessariamente così.

Cento risultati non pertinenti possono essere molto meno utili di cinque informazioni correttamente attribuite e coerenti tra loro.

Questo è particolarmente evidente quando si ricerca una persona con un nome molto comune.

Una ricerca può restituire decine di risultati, ma soltanto una piccola parte potrebbe riguardare effettivamente il soggetto ricercato.

Al contrario, una ricerca che restituisce pochissimi risultati potrebbe comunque aver individuato informazioni molto rilevanti.

Per questo, nelle attività di ricerca informativa, la qualità dell’informazione deve prevalere sulla quantità.

Il problema delle omonimie nella ricerca di informazioni su una persona

La ricerca online di una persona diventa ancora più complessa quando esistono omonimi.

Un soggetto può avere una presenza digitale molto limitata, mentre un’altra persona con lo stesso nome e cognome può avere un’attività online molto intensa.

Il rischio è quello di seguire la “persona sbagliata” semplicemente perché produce più risultati.

Per ridurre questo rischio è necessario incrociare ulteriori elementi identificativi, quando disponibili e pertinenti:

  • data e luogo di nascita;
  • residenza;
  • codice fiscale;
  • professione;
  • attività imprenditoriale;
  • collegamenti societari;
  • localizzazione;
  • altri elementi utili a distinguere soggetti differenti.

Una ricerca informativa efficace non deve quindi chiedersi soltanto quante informazioni sono state trovate, ma soprattutto a chi appartengono.

Perché una ricerca Google non è sempre sufficiente quando si ricercano informazioni su una persona?

Google è uno strumento estremamente utile per una prima ricerca.

Ma i motori di ricerca non rappresentano l’intero universo delle informazioni disponibili.

Non tutto ciò che esiste online viene indicizzato.

E non tutte le informazioni disponibili su una persona sono necessariamente pubbliche.

Esistono fonti specialistiche, archivi, banche dati e altre modalità di ricerca che non vengono necessariamente restituite attraverso una normale ricerca sul web.

Inoltre, alcune informazioni possono essere disponibili ma difficili da collegare correttamente al soggetto, soprattutto in presenza di omonimie.

Per questo motivo, quando la ricerca deve supportare una decisione professionale, fermarsi ai primi risultati di Google può non essere sufficiente.

Il ruolo dell’OSINT nella ricerca di informazioni su una persona

L’OSINT consente di raccogliere e analizzare informazioni provenienti da fonti accessibili.

Ma una buona attività OSINT non consiste nel digitare un nome in più motori di ricerca.

Richiede una metodologia.

Occorre individuare le fonti pertinenti, confrontare le informazioni, valutarne l’attendibilità, considerare la loro datazione e verificare, per quanto possibile, che siano effettivamente riferibili al soggetto ricercato.

In questo contesto, anche una ricerca che restituisce poche informazioni può fornire un’indicazione utile.

Può evidenziare, per esempio, che determinate informazioni non sono facilmente reperibili attraverso le fonti consultate.

Questo non rappresenta necessariamente un problema.

Ma può indicare che per raggiungere l’obiettivo della ricerca sono necessari ulteriori strumenti di verifica.

Quando la presenza digitale non è coerente con il profilo della persona?

La coerenza è uno degli elementi più interessanti da valutare.

Pensiamo a un professionista che dichiara una lunga attività in un determinato settore.

Ci aspetteremmo probabilmente di trovare almeno qualche elemento pubblico: un riferimento professionale, una presenza aziendale, pubblicazioni, eventi, associazioni o altre tracce.

Se non emerge nulla, non possiamo concludere che il soggetto stia mentendo.

Possiamo però rilevare una discordanza tra le informazioni dichiarate e quelle reperibili pubblicamente.

Quella discordanza può essere irrilevante oppure può meritare un approfondimento.

La differenza dipende dall’obiettivo della ricerca e dal contesto nel quale viene effettuata.

Anche il tempo conta

Un altro elemento spesso trascurato è la dimensione temporale.

Un’informazione può essere stata vera in passato e non esserlo più oggi.

Una persona può aver cambiato professione.

Un’impresa può aver trasferito la propria sede.

Un’attività può essere cessata.

Un profilo professionale può essere stato abbandonato.

Un numero di telefono può non essere più utilizzato.

Per questo una ricerca informativa non dovrebbe limitarsi a fotografare ciò che compare online in un determinato momento.

Quando necessario, occorre anche valutare quanto siano recenti le informazioni raccolte.

Una ricerca efficace deve quindi considerare almeno tre dimensioni:

chi → cosa → quando.

A chi appartiene l’informazione?
Che cosa comunica?
A quale momento si riferisce?

Quando è utile approfondire una ricerca informazioni su una persona?

Una ricerca autonoma può essere sufficiente quando l’obiettivo è semplicemente raccogliere informazioni generiche.

Può essere invece opportuno effettuare verifiche più approfondite quando le informazioni devono supportare decisioni con conseguenze economiche o legali.

Ad esempio:

  • prima di intraprendere un’azione;
  • prima di valutare una controparte;
  • quando le informazioni disponibili sono contraddittorie;
  • quando esistono omonimi;
  • quando il soggetto risulta difficilmente reperibile;
  • quando occorre verificare informazioni già raccolte;
  • quando è necessario ricostruire collegamenti tra una persona e un’attività;
  • quando la semplice ricerca online non restituisce elementi sufficienti.

In questi casi, l’obiettivo non dovrebbe essere trovare qualcosa a tutti i costi.

Dovrebbe essere individuare le informazioni realmente necessarie per rispondere alla domanda iniziale.

Dal silenzio digitale alla lacuna informativa

Questo è il passaggio che trasforma il “non trovare nulla” in un elemento utile.

Supponiamo di avere bisogno di verificare una persona.

Effettuiamo una ricerca online e non troviamo informazioni sufficienti.

La conclusione non dovrebbe essere:

“Non c’è nulla.”

Dovrebbe essere:

“Quali informazioni mi mancano per poter effettuare la valutazione che mi interessa?”

Questa domanda consente di trasformare una ricerca generica in una ricerca orientata a un obiettivo.

Potrebbero mancare dati anagrafici.

Potrebbero mancare informazioni professionali.

Potrebbero mancare elementi patrimoniali o societari.

Potrebbe essere necessario verificare la reperibilità del soggetto.

Oppure potrebbe essere necessario stabilire se alcune informazioni già trovate appartengano effettivamente alla persona corretta.

La lacuna informativa diventa così il punto di partenza per una successiva verifica.

Cosa dovrebbe produrre una buona ricerca informativa?

Una ricerca professionale non dovrebbe limitarsi a fornire una raccolta indiscriminata di dati.

Dovrebbe consentire di distinguere:

  • ciò che è stato verificato;
  • ciò che è stato trovato;
  • ciò che non è stato trovato;
  • ciò che presenta elementi di incertezza;
  • ciò che richiede ulteriori approfondimenti.

Questa distinzione è particolarmente importante quando le informazioni devono essere utilizzate da un Avvocato, da un’azienda o da un professionista per assumere una decisione.

Il valore dell’informazione, infatti, non risiede soltanto nel dato in sé.

Risiede nella sua pertinenza, attualità, corretta attribuzione e possibilità di utilizzarlo rispetto allo scopo della ricerca.

Il vero valore del silenzio digitale

Il silenzio digitale non è una risposta.

È una domanda.

Non trovare informazioni su una persona non significa automaticamente che quella persona sia irreperibile, inattiva, poco trasparente o coinvolta in qualche situazione anomala.

Significa soltanto che, attraverso le fonti e gli strumenti utilizzati, non è emerso un numero sufficiente di elementi per costruire il quadro informativo desiderato.

A quel punto occorre valutare se fermarsi oppure approfondire.

Ed è proprio qui che una ricerca professionale può assumere valore: non nel cercare informazioni indiscriminatamente, ma nel comprendere quali informazioni servono, dove cercarle e come verificarle.

FAQ sulla ricerca di informazioni su una persona

Come si può fare una ricerca di informazioni su una persona?

Una ricerca di informazioni su una persona può partire da fonti pubblicamente accessibili, come motori di ricerca, siti professionali, social network e altre fonti online. Quando l’obiettivo richiede un livello di approfondimento maggiore, possono essere necessarie ulteriori fonti e verifiche, sempre nel rispetto della normativa applicabile.

Cosa significa se non si trovano informazioni su una persona online?

L’assenza di risultati non significa necessariamente che non esistano informazioni sulla persona. I dati potrebbero non essere indicizzati, essere disponibili attraverso fonti differenti, essere protetti da impostazioni di privacy oppure essere difficili da attribuire al soggetto corretto a causa di omonimie.

Non trovare informazioni online su una persona è un segnale negativo?

No. Una persona può avere una presenza digitale molto limitata per ragioni del tutto normali. L’assenza di informazioni non costituisce, da sola, un elemento negativo e deve essere valutata in relazione all’obiettivo della ricerca e alle informazioni già disponibili.

È possibile verificare se le informazioni trovate online appartengono alla persona giusta?

Sì, ma nome e cognome da soli possono non essere sufficienti, soprattutto in presenza di omonimi. Per verificare la corretta attribuzione possono essere confrontati ulteriori elementi identificativi, quando disponibili e pertinenti, come dati anagrafici, residenza, professione, attività e collegamenti societari.

Perché una ricerca Google su una persona può non essere sufficiente?

I motori di ricerca non indicizzano tutte le informazioni disponibili e non danno accesso a tutte le fonti utilizzabili per una verifica. Inoltre, i risultati possono essere incompleti, datati o riferiti a omonimi. Per ricerche che devono supportare decisioni professionali può quindi essere necessario un approfondimento attraverso ulteriori fonti e strumenti.

Quando è utile una ricerca professionale su una persona?

Una ricerca professionale può essere utile quando le informazioni disponibili online sono insufficienti, contraddittorie o difficili da attribuire al soggetto corretto, oppure quando occorre raccogliere elementi prima di assumere una decisione economica o legale. L’obiettivo è ottenere informazioni pertinenti e verificarne, per quanto possibile, la corretta attribuzione.

Hai bisogno di approfondire le informazioni su una persona?

Una ricerca online può essere un ottimo punto di partenza, ma non sempre è sufficiente per costruire un quadro informativo completo.

Quando le informazioni sono scarse, contraddittorie o difficili da attribuire, è importante individuare quali ulteriori elementi siano necessari per poter valutare correttamente il soggetto.

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